L'Aquila

Molti cittadini, italiani e stranieri, hanno scoperto il patrimonio storico e artistico dell’Aquila solo dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Una città ricca di tradizioni e cultura, profondamente ferita dalla scossa di magnitudo 5.8 della Scala Richter: 300 vittime e oltre 1.500 feriti; antichi edifici, chiese, monumenti medievali e palazzi imponenti come quello della Prefettura ridotti a cumuli di macerie.

Veduta aerea della città de L'Aquila Il terremoto del 6 aprile 2009 torna a segnare la storia del capoluogo abruzzese, dopo gli eventi distruttivi del 1703 e del 1915. Il sisma ha colpito anche il centro storico della città e la sua vivace vita culturale, animata dal Teatro Stabile, dal Conservatorio e da importanti associazioni musicali, dall'Università con quasi trentamila iscritti e da varie scuole di eccellenza.

Risulta compromesso per oltre il 70% il patrimonio architettonico e storico-artistico, religioso e civile. E' quanto hanno potuto rilevare le squadre miste dei tecnici del Ministero dei Beni Culturali, delle Università, del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dei Vigili del Fuoco, mentre continuano gli interventi per mettere in sicurezza i beni culturali danneggiati. Un lavoro sostenuto da una vera e propria gara di solidarietà, non solo nazionale. Molti Paesi esteri, infatti, hanno offerto il loro contributo con l'adozione di alcuni monumenti e siti di particolare interesse storico-culturale individuati dal Ministero per i Beni Culturali tra i più significativi. Anche la scelta del Governo italiano di spostare il G8 all’Aquila è un segnale della volontà di mantanere l’attenzione sui territori colpiti dal terremoto e favorirne la ripresa.

La storia dell’Aquila, costruita ai piedi del Gran Sasso nella Valle dell’Aterno e lungo l’asse commerciale strategico della Via degli Abruzzi, mostra una duplice natura: da una parte, chiusa e indipendente, dall'altra, aperta e con una forte identità comunitaria. L’Aquila nasce nel XIII secolo, su progetto del re svevo Federico II e di suo figlio Corrado IV che ne emanò il diploma di fondazione nel 1254, ma anche per volontà dei cittadini dei villaggi circostanti che intendevano proteggersi dai baroni locali. Dopo la distruzione della città ad opera di Manfredi nel 1259, fu Carlo I D’Angiò che nel 1266 diede inizio alla ri-fondazione. Il capitano regio Lucchesino da Firenze iniziò l’edificazione della nuova città dalle mura bastionate e la divise in quattro quarti (quartieri), dotati ognuno di una chiesa cosiddetta capoquarto. Alla ri-fondazione dell’Aquila contribuirono i novantanove castelli confederati della conca aquilana, che si insediarono nella città, ricostruendola ognuno con una superficie proporzionale al numero degli abitanti, intorno a una piazza con la sua fontana, la chiesa e il palazzo del signore. La nuova città divenne così un’unica realtà con il territorio circostante.

Il continuo ripetersi del numero novantanove nella storia, e soprattutto nell’architettura cittadina - le novantanove cannelle della "Fontana della Rivera", i novantanove rintocchi della campana della Torre civica che neanche il terremoto del 6 aprile ha potuto fermare- ha fatto sì che nel corso dei secoli L’Aquila fosse descritta come "la città delle novantanove piazze, delle novantanove fontane e delle novantanove chiese".

La fontana delle 99 Cannelle L'Aquila fu la prima città a ospitare l'incoronazione di un Papa fuori dalle mura apostoliche di Roma: nell'agosto del 1294 l'eremita Pietro del Morrone fu incoronato con il nome di Celestino V nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, eretta allo scopo. Per l’occasione il Papa concesse l’indulgenza plenaria - ovvero la cancellazione dei peccati commessi- a tutti coloro i quali fossero passati attraverso la Porta Santa. Da allora, ogni anno il 28 agosto si rinnova si rinnova il rito della "Perdonanza Celestiniana".

Il periodo più prospero per la città fu il XV secolo, durante il quale L’Aquila vide nascere l’Università e batté una propria moneta, simbolo della sua indipendenza amministrativa. Sconvolta nel febbraio del 1703 da un violento terremoto, la città riuscì lentamente a riprendersi e a ritornare a primeggiare nel territorio, tanto da divenire, nel 1860, capoluogo di regione.

L’incantevole scenario delle sue montagne la fece scoprire da turisti e alpinisti alla fine del XIX secolo: sorse così  il primo rifugio dell’Appennino, il Garibaldi, nel 1886; nel 1934 furono costruite anche la funivia e l’albergo di Campo Imperatore.

L’Aquila è circondata da tre Parchi Nazionali - Parco Nazionale d'Abruzzo, Parco del Gran Sasso e Monti della Laga e Parco della Majella -  e dal Parco Regionale Sirente-Velino. La città conta circa 75.000 abitanti, oggi, in parte, sfollati, e, con i suoi 110 comuni, è la seconda provincia più estesa d'Italia.

La presenza dell’Università, del Museo Nazionale d'Abruzzo oltre che di altri importanti Musei, del vicino laboratorio di fisica nucleare sotto il Gran Sasso e di un fitto calendario di manifestazioni, hanno reso la città un polo culturale di livello nazionale. Il Conservatorio, fondato come sede distaccata del Santa Cecilia di Roma, ha ottenuto la piena autonomia ed è stato intitolato al compositore e pianista Alfredo Casella.

Il futuro della città dell'Aquila dopo il terremoto si fonda proprio sulle risorse della sua Università e dei sui centri di eccellenza. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca italiano ha approvato una serie di misure proprio per sostenere le scuole e l'Università nella ripresa delle attività quotidiane. Gli esami e le lezioni universitarie si svolgono a pieno ritmo all’interno delle aree di accoglienza e in alcuni vicini centri della Provincia, secondo il calendario accademico delle diverse Facoltà.