Il Compendio Garibaldino di Caprera

Il Compendio Garibaldino di Caprera, costituito dalla casa, dagli edifici di servizio e dal cimitero in cui è sepolto Giuseppe Garibaldi è tra i musei più visitati d’Italia. È un dato che fa riflettere sul radicamento dell’immagine di Garibaldi nel cuore non solo degli italiani, ma di persone provenienti da ogni parte del mondo.

Garibaldi e La Maddalena

Un busto di Garibaldi nella cornice dell'isola della Maddalena In Garibaldi e nelle sue gesta di uomo d’armi, le donne e gli uomini animati da spirito libero si sono riconosciuti fin da quando il Generale era ancora in vita e a Caprera riceveva visite, lettere, proposte di ruoli di comando, richieste di consigli e di aiuto. A La Maddalena Garibaldi trovò rifugio nel 1849, quando vi giunse come esiliato dal Governo sabaudo, ospite delle famiglie di maddalenini che avevano combattuto con lui in Sud America e in Italia. Successivamente vi si stabilì quando nel 1855-56 comprò metà dell’isola di Caprera e costruì un piccolo complesso, ingrandito nel decennio successivo, con l’abitazione, la stalla, il forno e il mulino. A Caprera Giuseppe Garibaldi, trasformatosi da nomade guerriero in agricoltore e pescatore, ma soprattutto in animatore di una comunità di persone che lavoravano con lui, divenne il centro di una rete di relazioni politiche, culturali, ideali, ramificata in tutto il mondo.

L’eredità di pensiero e azione

Garibaldi scrisse molto, superando così le distanze e le difficoltà di comunicazione di quei tempi, continuando fino alla morte a impegnarsi per gli ideali nei quali si riconosceva. Tutta la sua opera e la sua vita avventurosa si sono svolte all’insegna della ricerca del progresso, del miglioramento della condizione dei popoli, della libertà intesa come rispetto di sé e degli altri, da conquistare e difendere ad ogni costo. Per questo spirito indomito, per la sua straordinaria coerenza nel rifuggire l’utopia scegliendo sempre la via della concretezza, per la sua capacità di guardare al mondo e alle persone senza subire il peso delle differenze, dei confini, delle appartenenze nazionali, Garibaldi può essere un ospite d’eccezione per i Capi di Stato e di Governo che raggiungeranno, nel prossimo luglio, il G8 a La Maddalena per cercare vie condivise di pace e di progresso.

Il sogno europeo

Garibaldi morì a Caprera il 2 giugno del 1882. I funerali si svolsero sei giorni dopo e Caprera si riempì all’inverosimile di autorità, italiane e straniere, giunte da ogni parte. In processione dietro al feretro si trovavano, insieme ai volontari che avevano combattuto con lui, cittadini che avevano condiviso le sconfitte e le tante imprese vittoriose, persone semplici che sentivano di perdere con il Generale uno strenuo difensore dei diritti degli ultimi. Anche il letto di morte di Garibaldi, posto in modo da permettere un’ultima visione delle Bocche di Bonifacio e della costa corsa, per esprimere un’intenzione di unità allora impensabile, rimanda col pensiero all’Europa, al suo faticoso ma realizzato processo di unione. Ai grandi cambiamenti positivi che la storia ha permesso di attuare quando il dialogo e il desiderio di pace hanno saputo imporsi come metodo e come obiettivo del confronto tra i Grandi.