Alla conferenza ONU di Copenhagen i leader al lavoro per un'intesa
18/12/2009
Nella giornata conclusiva della Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici di Copenhagen i leader mondiali lavorano intensamente al raggiungimento di un accordo significativo e vincolante.
L’arrivo del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, soprattutto a seguito del suo incontro con il premier cinese Wen Jiabao, sembra aver dato un impulso positivo alle trattative che, negli ultimi giorni, sembravano essere giunte ad un punto morto. Barak Obama, giungendo nella capitale danese, ha ribadito l’impegno degli Stati Uniti sia sul fronte dei finanziamenti ai Paesi più poveri sia su quello della riduzione degli inquinanti atmosferici, confermando la disponibilità a "tagliare le emissioni di Co2 del 17 per cento entro il 2020, e di oltre l'80 per cento entro il 2050".
Ma è proprio sull’ipotesi di riduzione dell’80% che la Cina ha nei giorni scorsi espresso forti dubbi. Perplessità che il governo di Pechino sembra nutrire anche nei confronti della proposta di un sistema internazionale di monitoraggio per le azioni di riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra. Posizioni che, secondo quanto dichiarato dal Presidente francese Nicolas Sarkozy alla stampa durante una pausa dei lavori, “rappresentano degli ostacoli per i negoziati di Copenaghen”.
Ostacoli che potrebbero essere superati da un compromesso sulla nuova ipotesi di accordo finale, che dovrebbe prevedere tagli delle emissioni di Co2 dell'80% per i Paesi ricchi entro il 2050 e del 50% per i Paesi poveri e in via di sviluppo.


